Cosa finanzia il bando Turismo 2026: contributi alle Imprese
I piani di investimento devono essere orientati allo sviluppo dell’offerta turistica e possono riguardare interventi che favoriscono la destagionalizzazione, la digitalizzazione, la sostenibilità ambientale, la qualificazione dei servizi e la crescita competitiva delle imprese.
In concreto, il decreto ammette diverse tipologie di spesa:
- miglioramento dell’efficienza energetica degli immobili e degli impianti: coibentazione dell’involucro edilizio, sostituzione di serramenti e superfici vetrate, pareti ventilate, tetti verdi, schermature solari, efficientamento dell’illuminazione, sistemi di climatizzazione più efficienti, riduzione dei consumi idrici, sostituzione di caldaie e altri interventi collegati al risparmio energetico. Sono comprese anche opere murarie strettamente necessarie al raggiungimento degli obiettivi ambientali del progetto.
- investimenti per la tutela ambientale e la produzione di energia da fonti rinnovabili. Qui rientrano, ad esempio, impianti fotovoltaici, solare termico, geotermia, pompe di calore, sistemi di accumulo dell’energia, attrezzature verdi e sistemi per il recupero e l’uso dell’acqua piovana.
- asse della digitalizzazione: il bando finanzia apparecchiature per la digitalizzazione degli edifici, cablaggio strutturato, soluzioni per aumentare la predisposizione all’intelligenza artificiale, sistemi di automazione, tecnologie per la gestione intelligente degli edifici e dei consumi, collegamenti a sistemi efficienti e infrastrutture di ricarica.
- spese per la riqualificazione di piscine, impianti termali, wellness, centri congressi e strutture per eventi, quando l’obiettivo è migliorare la qualità dell’offerta, l’accessibilità, la sostenibilità e l’attrattività complessiva della struttura.
- acquisto o lo sviluppo di software, brevetti, licenze, know-how e conoscenze tecniche non brevettate, purché coerenti con le finalità della misura.
- Per le sole PMI sono ammesse inoltre spese di consulenza strettamente connesse agli interventi, entro il limite del 4% dell’importo complessivo ammissibile come contributo a fondo perduto.
I progetti saranno valutati non solo per la correttezza formale, ma anche per affidabilità tecnica, economica e finanziaria, per la sostenibilità del piano di investimento, per la cantierabilità, per la pertinenza e congruità delle spese e per gli eventuali criteri di premialità che saranno dettagliati nell’avviso attuativo. Questo significa che, in ottica candidatura, risulteranno più forti i progetti già ben definiti, sostenibili dal punto di vista finanziario, coerenti nelle spese e concretamente realizzabili nei tempi previsti.
C’è poi un vincolo economico molto importante: sono ammissibili solo i progetti avviati dopo la presentazione della domanda, con un investimento minimo di 1 milione di euro e massimo di 15 milioni di euro.
È quindi una misura pensata per interventi di dimensione medio-grande, già maturi sotto il profilo tecnico e progettuale.