Cosa finanzia il bando Housing sociale 2026: un bando per l’abitare fragile
Uno degli aspetti più interessanti del bando riguarda la varietà delle risposte sostenibili.
Fondazione Cariplo intende finanziare innanzitutto alloggi per l’autonomia e l’inclusione sociale, rivolti a persone o nuclei in fragilità socio-abitativa per i quali sia realistico immaginare un percorso verso l’autonomia nel breve o medio periodo. A questa prima tipologia si affiancano gli alloggi per l’autonomia “potenziale” delle persone con disabilità, intesi come spazi per sperimentare forme di vita autonoma, dalle palestre di autonomia a soluzioni più stabili come microcomunità o appartamenti protetti.
Il bando sostiene anche alloggi per l’autonomia “residua” rivolti a persone anziane fragili, pensati come risposte abitative a prevalente contenuto residenziale, collocate a un livello intermedio tra il sostegno al domicilio e l’inserimento in RSA.
Una quarta linea di intervento riguarda le strutture di ricettività temporanea, dedicate a destinatari con necessità abitative a basso costo e di breve o brevissima durata, per i quali nella maggior parte dei casi non è necessario un percorso socio-educativo strutturato. Il bando ammette inoltre progetti che integrino più tipologie di risposta, purché siano coerenti, fattibili e sostenuti da un impianto gestionale adeguato. Questa apertura è particolarmente rilevante perché consente di pensare a modelli misti e più aderenti alla complessità reale della domanda abitativa.
Sul piano dei destinatari finali degli interventi, il bando si concentra su persone in condizioni di elevata fragilità socio-abitativa.
Gli interventi devono riguardare unità immobiliari chiaramente identificate, nella disponibilità del soggetto proponente con un titolo congruo rispetto agli obiettivi e agli investimenti previsti.
Sono ammessi progetti di valorizzazione di patrimonio immobiliare inutilizzato o sottoutilizzato, anche con interventi di recupero radicale delle volumetrie esistenti; non sono invece ammesse nuove costruzioni che comportino consumo di suolo, salvo l’ampliamento di edifici già destinati a servizi residenziali.
Fondazione Cariplo sottolinea infatti che la riqualificazione energetica degli immobili non è un fattore accessorio, ma una componente strategica dell’intervento, perché consente sia di contenere i costi di gestione nel medio periodo sia di ridurre l’impatto ambientale del servizio. Nei casi previsti, per i progetti con spese di ristrutturazione superiori a 50.000 euro per immobile o unità con impianto termico autonomo, è richiesta la documentazione di una riduzione dei consumi di energia da fonti fossili di almeno il 30% rispetto alla situazione di partenza.
La Fondazione richiede inoltre un modello gestionale chiaro, capace di identificare beneficiari, soggetti coinvolti, rete territoriale e modalità di accompagnamento. Questo punto è cruciale, perché conferma che la qualità progettuale non sarà valutata soltanto in base alla bontà dell’intervento edilizio, ma anche in funzione della capacità di attivare servizi credibili, sostenibili e ben integrati nel territorio. Non a caso, tra i documenti richiesti figurano sia una descrizione dettagliata del progetto sia un documento pluriennale costi-ricavi per i primi tre anni di gestione, segno di un’attenzione forte alla sostenibilità economica e organizzativa dell’iniziativa.