L’Unione europea si prepara a lanciare una nuova iniziativa strategica destinata ad avere un impatto sul futuro dei territori più fragili, periferici e soggetti a spopolamento. Si tratta della strategia sul “diritto di rimanere” (“Right to Stay”), promossa dalla Direzione Generale Politica Regionale e Urbana (DG REGIO) della Commissione europea, con pubblicazione prevista entro la fine del 2026. L’obiettivo è quello di garantire a tutti i cittadini europei la possibilità concreta di vivere, lavorare e costruire il proprio futuro nel luogo che chiamano casa, senza essere costretti a migrare per mancanza di opportunità, servizi o infrastrutture.
Una risposta europea alle disuguaglianze territoriali
Negli ultimi vent’anni, molte regioni europee hanno registrato stagnazione economica, perdita di popolazione e riduzione dei servizi essenziali. Secondo il rapporto sul futuro della politica di coesione citato dalla Commissione, oltre 135 milioni di cittadini europei vivono oggi in territori rimasti indietro rispetto alla crescita media dell’UE. Il rischio è quello di una nuova “geografia del malcontento”: aree in cui i cittadini si sentono esclusi dai benefici dello sviluppo e dell’integrazione europea. Le aree rurali, montane, interne, insulari e periferiche sono tra quelle maggiormente esposte a queste dinamiche. Qui spesso si concentrano:
- calo demografico e invecchiamento della popolazione;
- migrazione giovanile;
- difficoltà di accesso ai servizi sanitari, scolastici e digitali;
- minori opportunità occupazionali;
- debolezza infrastrutturale e scarsità di investimenti.
In questo contesto, il “diritto di restare” diventa una nuova chiave di lettura delle politiche territoriali europee: non soltanto libertà di movimento, ma anche libertà di scegliere di rimanere.
Il legame con la politica di coesione
La strategia si inserisce pienamente nel quadro della politica di coesione europea, che rappresenta il principale strumento dell’UE per ridurre le disparità economiche, sociali e territoriali tra le regioni. La Commissione ribadisce che la coesione non riguarda soltanto il riequilibrio economico, ma anche la qualità della vita, l’accessibilità ai servizi e la capacità dei territori di offrire prospettive alle persone. L’iniziativa punta quindi a rafforzare:
- investimenti territoriali integrati;
- governance multilivello;
- politiche place-based;
- strategie locali costruite sui bisogni specifici dei territori.
La Commissione sottolinea inoltre il ruolo cruciale delle autorità regionali e locali nell’attuazione della politica di coesione e nella promozione di innovazione, sostenibilità e competitività.
Aree interne e territori fragili al centro della strategia
Molti degli elementi contenuti nella proposta europea richiamano direttamente le sfide tipiche delle aree interne italiane:
- distanza dai servizi essenziali;
- fragilità demografica;
- accessibilità limitata;
- difficoltà di attrarre giovani e imprese;
- rischio di marginalizzazione economica e sociale.
La strategia europea riconosce esplicitamente che le regioni rurali e remote, comprese quelle montane e di confine, sono particolarmente vulnerabili ai fenomeni di declino economico e spopolamento. Per questo motivo, il “diritto di restare” si collega in maniera naturale alle politiche per le aree interne sviluppate negli ultimi anni in Italia e in altri Paesi europei, rafforzando l’idea che lo sviluppo territoriale debba partire dai bisogni delle comunità locali. Non si tratta soltanto di contrastare lo spopolamento, ma di creare condizioni di vivibilità e opportunità attraverso la possibilità di un lavoro qualificato, servizi pubblici efficienti, mobilità sostenibile, connettività digitale, accesso all’istruzione e alla sanità e la valorizzazione delle economie locali.
Un approccio integrato e multidimensionale
Uno degli aspetti più innovativi dell’iniziativa è il forte richiamo all’integrazione tra politiche europee diverse. La Commissione evidenzia infatti che il diritto di restare non può essere affrontato con interventi settoriali isolati, ma richiede un approccio multidimensionale. Le azioni dovranno coinvolgere:
- sviluppo economico, occupazione e innovazione;
- mobilità e connettività;
- turismo;
- competenze, politche giovanili e inclusione sociale.
Questo approccio richiama fortemente il paradigma della coesione territoriale europea: uno sviluppo equilibrato, sostenibile e inclusivo, costruito valorizzando le specificità locali.
Il ruolo delle comunità locali
La strategia attribuisce grande importanza anche alla dimensione partecipativa e allo scambio di esperienze tra territori. Le comunità locali, le amministrazioni e gli attori territoriali vengono riconosciuti come protagonisti essenziali del cambiamento. La Commissione europea avvierà inoltre una consultazione pubblica e un’indagine Eurobarometro per raccogliere opinioni e percezioni dei cittadini sui fattori che influenzano la scelta di restare o lasciare un territorio.
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