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Avviso Crescere nei Piccoli Comuni 2026

Valeria Chiodarelli di Valeria Chiodarelli — 3 settembre 2026
Avviso Crescere nei Piccoli Comuni 2026

Per un piccolo Comune, mantenere una scuola, garantire occasioni di socializzazione ai bambini, organizzare attività extrascolastiche o offrire alle famiglie servizi continuativi può essere molto più difficile che in una città per la carenza di risorse necessarie per l’attivazione di tali servizi. È proprio su questo terreno che interviene “Crescere nei Piccoli Comuni 2026”, il nuovo Avviso promosso dal Dipartimento per le Politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che mette a disposizione complessivamente 50 milioni di euro per i Comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti.

Una misura particolarmente significativa perché affronta uno dei problemi meno visibili, ma più importanti, dei territori di piccole dimensioni: la difficoltà di finanziare la gestione ordinaria di servizi e attività rivolti alla comunità. Negli ultimi anni una parte importante delle politiche rivolte ai territori ha sostenuto investimenti in infrastrutture, riqualificazione di edifici, efficientamento energetico e rigenerazione degli spazi pubblici. Interventi indispensabili, che tuttavia rappresentano soltanto una parte della risposta necessaria. Per rendere attrattivo un territorio non bastano infatti edifici riqualificati e nuove infrastrutture: servono servizi, attività e occasioni di relazione capaci di accompagnare la vita quotidiana delle persone.

Per i piccoli Comuni questo rappresenta spesso il vero nodo: i bilanci degli enti di minori dimensioni dispongono di margini ridotti e una parte significativa delle risorse correnti è necessariamente destinata al funzionamento dell'amministrazione e ai servizi essenziali. Diventa quindi difficile trovare coperture per laboratori dedicati ai bambini, attività sportive e culturali, iniziative extrascolastiche, occasioni di aggregazione o nuovi servizi destinati alle famiglie.

“Crescere nei Piccoli Comuni 2026” interviene proprio su questa dimensione, finanziando attività educative, ricreative, culturali, sportive e di socializzazione rivolte ai bambini e agli adolescenti, con particolare attenzione alla fascia 0-14 anni, oltre a iniziative intergenerazionali capaci di mettere in relazione bambini, giovani, adulti e anziani.

Servizi alle famiglie come politica contro lo spopolamento

La rilevanza del bando emerge ancora più chiaramente se lo si guarda dal punto di vista delle politiche di sviluppo locale. Lo spopolamento dei piccoli centri, infatti, non dipende soltanto dalla disponibilità di lavoro o di abitazioni. La scelta di una famiglia di restare in un territorio, trasferirvisi o abbandonarlo è legata anche alla possibilità di trovare servizi educativi, opportunità per i figli, luoghi di aggregazione e una rete sociale sufficientemente forte. Nei territori montani, rurali e nelle aree interne, la progressiva riduzione della popolazione può innescare un circolo difficile da interrompere: diminuiscono gli abitanti, si riduce la domanda potenziale di servizi, diventa più difficile mantenerli e la minore disponibilità di servizi rende a sua volta il territorio meno attrattivo per le famiglie.

La possibilità di fare rete tra Comuni

Un altro elemento particolarmente importante riguarda la possibilità di partecipare al bando anche in forma associata. Per i Comuni molto piccoli, infatti, la dimensione demografica può rappresentare un limite persino nell'organizzazione di un servizio: pochi bambini distribuiti tra diversi paesi possono non consentire a ciascun ente di raggiungere autonomamente una massa critica sufficiente. Il bando cerca di superare questo ostacolo permettendo a più Comuni di aggregare i rispettivi bacini di utenza attraverso una Convenzione. Ogni iniziativa deve coinvolgere almeno 15 minori residenti tra 0 e 14 anni, ma questo requisito può essere raggiunto mettendo insieme i potenziali destinatari di più Comuni.

La stessa logica di rete riguarda il rapporto con il territorio: i Comuni possono coinvolgere gli enti del Terzo settore, anche attraverso gli strumenti di amministrazione condivisa previsti dal Codice del Terzo settore. Associazioni, cooperative sociali e altre organizzazioni già attive in ambito educativo, culturale, sportivo e sociale possono così contribuire alla costruzione e alla realizzazione delle iniziative.

Un bando accessibile anche agli enti più piccoli

La misura non prevede una graduatoria competitiva basata sul punteggio dei progetti. I Comuni in possesso dei requisiti presentano una manifestazione di interesse e le risorse vengono successivamente ripartite tra gli enti ammessi secondo i criteri stabiliti dall'Avviso, legati in particolare alla popolazione residente.

I Comuni interessati possono presentare la manifestazione di interesse entro il 29 settembre 2026. La domanda deve essere trasmessa tramite PEC utilizzando il modello predisposto dal Dipartimento per le Politiche della famiglia.


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