Il 2 febbraio 2026 rappresenta un passaggio importante per la progettazione e la realizzazione delle opere pubbliche in Italia. Con l’entrata in vigore del D.M. 24 novembre 2025, che sostituisce la precedente disciplina dei CAM Edilizia, cambia in modo significativo il modo in cui i criteri ambientali devono essere integrati nella programmazione, nella progettazione e nell’esecuzione degli interventi.
La novità più rilevante non riguarda soltanto l’introduzione di nuovi requisiti. Cambia soprattutto l’approccio: la sostenibilità non è più un elemento da verificare a valle del progetto, ma diventa una componente che deve orientarne le scelte fin dalle prime fasi.
I nuovi CAM rafforzano infatti una logica prestazionale e misurabile. Gli obiettivi ambientali devono essere definiti già nel Documento di Indirizzo alla Progettazione (DIP), tradotti in requisiti progettuali verificabili e accompagnati da dati, analisi e strumenti capaci di dimostrarne il rispetto lungo il ciclo di vita dell’opera. Entrano così sempre più concretamente nella progettazione pubblica concetti come Life Cycle Assessment (LCA), Life Cycle Costing (LCC), prestazioni ambientali, tracciabilità delle informazioni e gestione digitale dei dati.
È un cambio di prospettiva coerente con l’evoluzione introdotta dal Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 36/2023) e con l’indirizzo europeo verso una valutazione degli edifici e delle opere basata sull’intero ciclo di vita: non soltanto quanto costa realizzare un intervento, quindi, ma quali risorse utilizza, quali impatti genera, quanto costa nel tempo e quali prestazioni sarà in grado di garantire.
Per Stazioni Appaltanti, RUP, uffici tecnici e progettisti significa ripensare il processo fin dall’origine. Programmazione, progettazione, sostenibilità, valutazione economica e gestione digitale devono dialogare molto prima dell’avvio della gara, perché molte delle scelte che determinano le prestazioni future dell’opera vengono definite proprio nelle fasi iniziali.
La sfida, quindi, non è semplicemente “rispettare i nuovi CAM”, ma imparare a utilizzarli come uno strumento per progettare opere pubbliche più efficienti, misurabili, sostenibili e capaci di generare valore nel tempo.
In questo approfondimento analizziamo cosa cambia con i nuovi CAM Edilizia, quali sono i principali passaggi operativi per le Pubbliche Amministrazioni e i progettisti e come integrare correttamente requisiti ambientali, valutazioni LCA e LCC e strumenti digitali nel processo di progettazione e realizzazione delle opere pubbliche.
I tre pilastri della nuova progettazione ambientale
Il D.M. 24 novembre 2025 rafforza un approccio integrato alla progettazione, nel quale requisiti ambientali, valutazione delle prestazioni e gestione digitale delle informazioni accompagnano l’opera fin dalle prime decisioni progettuali. Il nuovo impianto può essere letto attraverso tre passaggi fondamentali, tra loro strettamente connessi, che portano gli obiettivi di sostenibilità dal DIP al progetto, fino alla loro integrazione e tracciabilità nel modello digitale.
L’infografica seguente sintetizza questo percorso e il ruolo dei diversi soggetti coinvolti.
La Relazione CAM: dalla strategia del DIP alle verifiche del PFTE
La sostenibilità entra nel progetto fin dalle prime decisioni della Stazione Appaltante. È nel DIP – Documento di Indirizzo alla Progettazione che devono essere definiti gli obiettivi ambientali dell’intervento e individuati i requisiti CAM che dovranno orientare lo sviluppo della progettazione.
Il progettista è quindi chiamato a tradurre questi indirizzi in scelte progettuali concrete e verificabili, documentandone l’applicazione nel PFTE – Progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica e nei successivi livelli di progettazione, secondo quanto previsto dalla disciplina applicabile.
La Relazione CAM assume così un ruolo centrale: non un documento da predisporre a valle per attestare formalmente la conformità, ma uno strumento che accompagna e rende tracciabili le scelte ambientali del progetto, indicando per ciascun criterio le soluzioni adottate, le verifiche effettuate e la documentazione necessaria a dimostrarne il rispetto.
Per rendere il processo più chiaro, uniforme e verificabile, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica mette a disposizione la documentazione relativa ai CAM vigenti e i relativi strumenti di riferimento, tra cui il Modello di Relazione CAM previsto dal Criterio 2.1.1, pensato per organizzare e documentare in modo strutturato le scelte progettuali e le verifiche di conformità ai requisiti ambientali.
Consulta i CAM vigenti e la documentazione ufficiale sul sito del MASE
Il passaggio fondamentale è quindi dalla prescrizione alla prestazione: gli obiettivi definiti dalla committenza nel DIP devono tradursi nel PFTE in requisiti misurabili, soluzioni progettuali e verifiche documentate, costruendo una vera e propria catena della sostenibilità che accompagna l’opera dalla programmazione alla realizzazione.
LCA e LCC: progettare sull’intero ciclo di vita dell’opera
Uno dei cambiamenti più significativi dei nuovi CAM è il rafforzamento di una progettazione basata sulle prestazioni ambientali ed economiche dell’opera lungo il suo ciclo di vita. La valutazione non si limita quindi alle caratteristiche dei singoli materiali o componenti, ma considera l’edificio come un sistema, mettendo in relazione scelte progettuali, impatti ambientali, durabilità e costi nel tempo.
In questo approccio assumono particolare importanza due metodologie:
Il principio è particolarmente importante per la Pubblica Amministrazione: la soluzione con il costo iniziale più basso non è necessariamente quella economicamente e ambientalmente più conveniente nel lungo periodo. LCA e LCC diventano così strumenti a supporto delle decisioni, utili per confrontare alternative progettuali e orientare gli investimenti verso soluzioni capaci di generare migliori prestazioni durante la vita dell’opera.
L’orizzonte temporale di valutazione assume quindi un ruolo centrale e, nei casi e secondo le modalità previste dai nuovi CAM, può estendersi fino a 100 anni, spostando l’attenzione dal costo di costruzione al valore complessivo generato dall’opera nel tempo.
Anche i criteri premianti possono valorizzare soluzioni capaci di dimostrare prestazioni ambientali ed economiche migliori rispetto agli scenari di riferimento, rendendo le analisi quantitative uno strumento sempre più importante anche nella costruzione delle strategie di gara.
BIM e CAM: i dati ambientali entrano nel modello digitale
La seconda grande trasformazione riguarda la gestione digitale delle informazioni ambientali. Se LCA e LCC rendono misurabili gli impatti e i costi, il BIM può diventare l’infrastruttura attraverso cui organizzare, collegare e rendere tracciabili i dati che descrivono l’opera.
Il modello digitale non rappresenta quindi soltanto geometrie e componenti. Materiali, quantità, caratteristiche tecniche e informazioni ambientali possono essere associate agli oggetti BIM, creando una base informativa strutturata utilizzabile durante progettazione, verifica, realizzazione e gestione dell’opera.
In particolare:
Il passaggio è sostanziale: dal BIM come rappresentazione digitale dell’opera al BIM come infrastruttura informativa della sostenibilità. Progettazione, computazione, CAM, LCA e LCC possono così dialogare all’interno di un processo sempre più integrato, nel quale ogni scelta progettuale è associata a dati verificabili e può essere valutata anche in termini di impatto ambientale ed economico.
Requisiti tecnici e prestazionali: cosa cambia nella progettazione e in cantiere
Accanto al nuovo approccio alla progettazione, i CAM Edilizia rafforzano i requisiti tecnici e prestazionali che devono essere considerati nella scelta dei materiali, nella gestione del cantiere e nella qualità ambientale degli edifici. L’obiettivo è estendere la sostenibilità all’intero ciclo di vita dell’opera, intervenendo su uso delle risorse, circolarità dei materiali, gestione dei rifiuti, salubrità degli ambienti e comfort degli utenti.
Economia circolare e demolizione selettiva
La gestione del fine vita dei materiali entra sempre più direttamente nella progettazione. Prima dell’avvio delle attività di demolizione, deve essere pianificata la decostruzione selettiva, individuando materiali e componenti che possono essere separati e destinati al riutilizzo, al riciclo o ad altre forme di recupero.
Il principio è chiaro: il cantiere non deve essere considerato soltanto un luogo di produzione di rifiuti, ma un punto nel quale materiali e risorse possono essere recuperati e reimmessi nei cicli produttivi. In questo quadro si inserisce anche l’obiettivo del 70% in peso dei rifiuti non pericolosi da costruzione e demolizione, da destinare alla preparazione per il riutilizzo, al riciclaggio e ad altre operazioni di recupero di materia.
Materiali: più circolarità e maggiore tracciabilità
Anche la scelta dei prodotti da costruzione assume un ruolo centrale. I CAM prevedono specifici requisiti relativi al contenuto di materia riciclata, recuperata o costituita da sottoprodotti, differenziati in funzione delle diverse categorie di materiali.
Non conta però soltanto raggiungere una determinata percentuale: diventa altrettanto importante poterla dimostrare attraverso la documentazione e le certificazioni previste. La tracciabilità delle caratteristiche ambientali dei prodotti diventa quindi parte integrante del processo di progettazione, approvvigionamento e controllo dell’opera.
Tra i materiali interessati rientrano, con requisiti specifici:
Per progettisti, Direzione Lavori e Stazioni Appaltanti questo comporta un cambio di metodo: le prestazioni ambientali dei materiali devono essere definite, documentate e verificate, evitando di demandare il controllo alla sola fase finale del cantiere.
Qualità degli ambienti interni e comfort
La sostenibilità di un edificio non si misura soltanto attraverso consumi ed emissioni. I nuovi CAM rafforzano l’attenzione anche alla qualità degli spazi e al benessere delle persone che li utilizzano, integrando nella progettazione aspetti legati alla salubrità degli ambienti e alle prestazioni termo-igrometriche.
Particolare attenzione riguarda il rischio radon, che deve essere valutato e gestito attraverso soluzioni progettuali coerenti con la normativa applicabile e con le caratteristiche dell’edificio e del territorio.
Parallelamente cresce l’importanza della valutazione del comfort estivo. L’obiettivo non è semplicemente compensare il surriscaldamento attraverso gli impianti di climatizzazione, ma progettare edifici capaci di limitarlo attraverso involucro, schermature, inerzia termica, ventilazione e corretto comportamento passivo.
Il risultato è un approccio più evoluto alla qualità edilizia: ridurre gli impatti ambientali senza rinunciare alle prestazioni, al comfort e alla salute degli occupanti, considerando questi aspetti fin dalle prime scelte progettuali.
Il regime transitorio: quale disciplina si applica e quando
Il passaggio ai nuovi CAM Edilizia richiede particolare attenzione anche alle procedure già avviate o ai progetti sviluppati a cavallo dell’entrata in vigore della nuova disciplina. Non è infatti sufficiente considerare soltanto la data del progetto: per individuare correttamente i criteri applicabili occorre verificare lo stato della progettazione, la data di validazione e i tempi di avvio della procedura di affidamento.
Il D.M. 24 novembre 2025 disciplina questo passaggio attraverso specifiche disposizioni transitorie, definendo le condizioni che consentono, nei casi previsti, di continuare ad applicare i precedenti CAM e quelle che, invece, rendono necessario adeguare il progetto ai nuovi requisiti prima della gara.
Per Stazioni Appaltanti, RUP e progettisti si tratta quindi di una verifica preliminare essenziale: capire in quale fase si trova l’intervento significa individuare la disciplina corretta ed evitare ritardi, aggiornamenti tardivi o criticità nella procedura di affidamento.
L’infografica seguente sintetizza i principali scenari e aiuta a comprendere, in funzione dello stato del progetto, quale disciplina applicare e quali condizioni rispettare.
Dai nuovi CAM a progetti concreti: il supporto di MyProjectNow
L’entrata in vigore del D.M. 24 novembre 2025 non richiede soltanto di conoscere nuovi requisiti, ma di ripensare il modo in cui sostenibilità, progettazione, dati e procedure di gara vengono gestiti fin dalle prime fasi dell’intervento. Per Stazioni Appaltanti, RUP e uffici tecnici significa coordinare competenze diverse e integrare correttamente requisiti CAM, valutazioni ambientali, costi lungo il ciclo di vita e gestione digitale delle informazioni.
È proprio in questa complessità che si inserisce MyProjectNow. Affianchiamo le Pubbliche Amministrazioni con competenze specialistiche e soluzioni integrate, aiutando gli uffici a trasformare i nuovi obblighi in un processo progettuale più strutturato, verificabile e gestibile.
Grazie alle competenze specialistiche e multidisciplinari del nostro team, possiamo offrire ai Comuni un servizio di progettazione integrata che tenga conto, fin dalle prime fasi, di tutti gli elementi richiamati: CAM, analisi LCA e LCC, principio DNSH, gestione BIM e requisiti di sostenibilità. L’obiettivo è accompagnare l’Amministrazione lungo l’intero percorso progettuale, semplificando la gestione delle diverse prescrizioni e arrivando alla gara con un progetto completo, coerente, verificabile e correttamente impostato.
Particolare attenzione deve essere riservata agli interventi già programmati o in corso di progettazione, per i quali il regime transitorio può rendere necessaria una verifica tempestiva dello stato del progetto e della disciplina applicabile.
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